10 ragioni per non picchiare i figli

Punizioni ai bambini: servono davvero?

10 ragioni per non picchiare i figli

Qual è l’effetto di un sistema educativo basato su premi e punizioni per i bambini? Col passare del tempo, il rischio è che figli e genitori si allontanino, perché il piccolo, oltre a non avere libertà di scelta, non terrà conto delle conseguenze di ciò che fa, ma deciderà solo in base alla reazione dell’adulto. Facciamo un esempio per comprendere meglio.

Bambini “in castigo”

Giulio ha 11 anni e oggi non andrà a calcio perché ha preso 5 in geografia, i genitori ritengono opportuno metterlo in castigo: non andrà agli allenamenti, così avrà più tempo per studiare.

Ma Giulio, alla domanda «Studierai veramente di più?», risponde: «Perché dovrei? Non mi piace la geografia. E poi tanto mamma e papà hanno sempre da ridire e urlano, anche se prendo 6».

Dunque, serve davvero mettere il bambino in castigo?

Perché l’amore genitoriale si trasforma in un sistema di premi e punizioni? Proviamo a riflettere osservando alcune situazioni che si presentano tipicamente durante la crescita.

SPECIALE

Capricci

Tutto quello che c'è da sapere per capire e gestire in maniera educativa le reazioni “esplosive” dei bambini

Scarica il PDF

Rispondere alla crescita

Nei primi mesi di vita il bambino è totalmente dipendente dai suoi genitori che, con grande amore e dedizione, gli dedicano tutte le loro attenzioni e assecondano tutte le sue richieste.

Crescendo, però, il piccolo scopre il proprio corpo e cerca di imporre la sua volontà: inizia per esempio ad afferrare i primi oggetti e a lanciarli, o a rifiutare il cibo.

A questo punto non si tratta più di dedicargli delle cure, ma di saper rispondere alla sua crescita in modo educativo chiedendosi il perché di ciò che fa.

I bambini lanciano le cose per diversi motivi: per sentire il rumore che fanno, per vedere quanto ci mettono a cadere, per misurare le distanze. In questi casi spesso il genitore reagisce con un secco “no”, poi toglie l’oggetto di mano al bambino e lo allontana dalla sua portata.

A questo punto inizia il pianto, magari prolungato, con il genitore che spesso si rassegna e rimette lo stesso oggetto o un altro davanti al bambino per farlo stare buono. In questo modo, però, il piccolo impara che piangendo può ottenere ciò che gli era stato tolto. Talvolta, invece, il genitore raccoglie pazientemente l’oggetto e il bambino interpreta questa successione di lanci-raccolte come un gioco divertente da ripetere.

Toccare tutto

Il bambino ha da poco iniziato a camminare e ora sta esplorando tutto ciò che per mesi ha solo potuto vedere. In casa ci sono tanti oggetti che lo attraggono e che finalmente può raggiungere, toccare, spostare… ma quegli oggetti a volte sono fragili o comunque inadeguati per lui.

Il genitore allora interviene con un forte «No, quello non si tocca!» e magari, dopo avergli tolto l’oggetto, gli dà uno schiaffetto sulla mano per insegnargli che «questo non si fa». Ed ecco che parte subito il pianto disperato.

Il bimbo piange perché gli è stato tolto il prezioso oggetto? Perché ha visto il genitore arrabbiato? Perché tutti gli oggetti interessanti gli vengono sottratti?

Dopo il pianto le reazioni del bambino possono essere diverse: può ostinarsi a cercare di prendere quanto gli è stato tolto (un tipo di insistenza che spesso si conclude con uno sculaccione); cercare una nuova occupazione, tenendo però sempre d’occhio la reazione del genitore; rimanere fermo. Comunque, in nessuno di questi la punizione servirà al bambino al fine di capire perché può o non può fare una cosa.

Punizioni e bambini: le risposte impertinenti

Il bambino inizia a parlare abbastanza bene, tanto che a volte risponde in modo impertinente, e spesso, di fronte a questo fenomeno, i genitori e gli adulti che si occupano di lui ridono divertiti, stupiti dalla sua intelligenza nel rispondere “a tono”.

Tra i 2 e i 5 anni il bambino imita il modo di parlare degli adulti, e se questo processo non segue la giusta trasformazione, le sue risposte potrebbero diventare maleducate e sconvenienti.

L’adulto all’improvviso inizia a sgridare il piccolo pesantemente, fino a ricorrere alla punizione: uno schiaffo o una momentanea privazione della libertà, il famoso «ora vai nell’angolo a riflettere» oppure «vai immediatamente in camera tua» diventano la panacea per ogni tipo di situazione.

In tutto ciò, di fronte a qualsiasi di queste punizioni il bambino non capisce cosa sia cambiato: perché fino a ieri poteva rispondere in un modo che da oggi è vietato?

Il modo di rispondere di un bambino e il suo linguaggio crescono insieme a lui e vanno curati fin da subito, ponendo grande attenzione al nostro atteggiamento che, ricordiamolo, verrà preso come esempio.

Punizioni e “no” dei bambini

Ecco alcune tra le più classiche richieste a cui generalmente i bambini rispondono con quei “no” che quotidianamente fanno esasperare i genitori: «Mangia la minestra»; «Lavati le mani»; «Rimetti in ordine i giochi»; «Lavati i denti»; «Mettiti le scarpe»; «Andiamo a letto». E la lista può continuare per tante altre attività, con un epilogo che spesso porta alla perdita di pazienza da parte dei genitori e, in alcuni casi, a castighi e/o punizioni per il bambino (una sonora sgridata o a una sculacciata).

Le ripercussioni sul futuro

Castighi e punizioni si ripercuotono su tutto il pensiero del bambino, nei suoi atteggiamenti e nel suo modo di affrontare gli altri e le cose che accadono.

Fritjof Capra, fisico e teorico dei sistemi, scrive: «Le nostre risposte all’ambiente sono determinate non tanto dall’effetto diretto degli stimoli esterni sul nostro sistema biologico, quanto dalla nostra esperienza passata, dalle nostre attese, dalle nostre intenzioni e dall’interpretazione simbolica individuale della nostra esperienza».

Dunque, proviamo a proiettare nel futuro quello che sarà l’effetto di punizioni e castighi inferti ai bambini durante la crescita. La situazione presentata all’inizio, ad esempio, sottolinea come Giulio sia rassegnato all’atteggiamento di rimprovero dei genitori e non veda alcuna possibilità di cambiamento.

Strade alternative a punizioni e castighi ai bambini

È vero, molti genitori hanno a loro volta ricevuto castighi e punizioni da bambini e, nonostante ciò, sono cresciuti bene e hanno una vita normale. Ma è vero anche quanto sostenuto da Bertrand Russell: «Il fatto che un’opinione sia fortemente mantenuta, non significa che non sia assurda».

Ovvero: se alcuni adulti non avessero ricevuto punizioni e castighi da piccoli, oggi sarebbero diversi? Continuerebbero a infliggere punizioni e castighi anche ai loro figli? Anche se abbiamo subìto punizioni e castighi da bambini, possiamo comunque scegliere altre strade per educare i nostri figli; basta documentarsi, con l’obiettivo di conoscere al meglio le tappe della loro crescita e del loro sviluppo per evitare i momenti di litigiosità. Nel suo libro La mente assorbente, Maria Montessori spiega che lo sviluppo dell’indipendenza e la capacità di scegliere di fronte alle situazioni attraversano tre fasi:

  1. Da 0 a 2 anni e mezzo il bambino obbedisce solo occasionalmente alle richieste, perché è guidato da un forte impulso interiore che lo spinge verso il suo cammino di autocostruzione.
  2. Da 2 anni e mezzo a 5 anni il piccolo ha un forte e profondo desiderio di obbedire, ma non sempre può o è capace di farlo.
  3. Dopo i 5 anni avviene la piena conquista dell’autocontrollo e dell’autodisciplina: il bambino è capace di fare ciò che gli viene chiesto, sia dal punto di vista fisico sia emotivo; il che, però, non significa che lo farà.

Risulta perciò evidente che punire un bambino al di sotto dei 2 anni e mezzo è inutile e soprattutto dannoso, perché rappresenterebbe un ostacolo alla sua scoperta di sé e del mondo.

Il che non significa essere permissivi su qualsiasi cosa, ma solo che è necessario predisporre l’ambiente: in questo modo il piccolo potrà scegliere liberamente e in completa sicurezza le attività che preferisce, mentre il genitore sarà più pronto ad affrontare ogni eventuale sviluppo e situazione.

Ricordiamoci che un bambino che non viene sgridato e al quale non vengono dati schiaffi e sculaccioni è sicuramente più sereno e sviluppa maggiore conoscenza di sé e del mondo: è un bambino più calmo perché ha potuto rispondere alle sue curiosità senza timore; ha imparato a concentrarsi perché non viene bruscamente interrotto e non ha bisogno di agitarsi continuamente per spostare i limiti delle regole degli adulti.

Predisporre l’ambiente

L’alternativa al sistema fatto di premi, punizioni e castighi quindi esiste ed è basata, per i più piccoli, sulla predisposizione dell’ambiente e sull’osservazione delle loro richieste.

Se il bambino lancia gli oggetti, possiamo assecondarlo per un po’ (in modo da consumare la sua curiosità) e poi proporre un cambiamento attirando la sua attenzione su altre cose in un punto diverso della stanza. In questo modo – fornendo cioè un’alternativa a quello che sta facendo – eviteremo il momento dei pianti estenuanti.

Ma torniamo per un attimo al bambino che impara a camminare e agguanta tutto ciò che è alla sua portata. Predisporre l’ambiente, in questo caso, significa sostituire gli oggetti non adatti con altri che gli consentano di agire in libertà e sicurezza.

Sostituire ad esempio le statuine di ceramica con dei contenitori pieni di mollette o di palline o di cucchiaini dà al bambino la possibilità di agire in autonomia, di toccare, di provare a spostare e a muovere le cose.

Il genitore, così facendo, non è costretto a intervenire continuamente e favorisce un clima di crescita sereno, senza necessità di un controllo costante sul piccolo.

Conseguenze logiche e naturali

Quando il bambino si avvicina a un’attività è necessario non solo mostrargli “come si fa” ma anche ciò che va evitato per non incorrere in situazioni sbagliate.

Se poi il bambino fa proprio ciò che non va fatto, l’adulto dovrà spiegargli quali sono le conseguenze della sua azione mantenendo un atteggiamento neutro, che non faccia trasparire rimprovero o giudizio, ponendosi con dolcezza e facendolo sentire amato, accettato.

In questo modo il bambino si sentirà ascoltato e accolto, tenderà a non urlare e ad ascoltare, imparerà a prendere decisioni responsabili non per evitare una punizione o per assecondare gli adulti, ma perché conoscerà l’impatto delle proprie azioni; insomma, avrà l’opportunità di imparare dall’ordine naturale delle cose.

Si tratta di un buon sistema per mostrare che tutte le scelte hanno un impatto, su sé stessi e sugli altri, ma affinché sia davvero efficace, il bambino deve essere in grado di vedere il collegamento tra l’azione che compie e le sue conseguenze logiche e naturali.

Il modo in cui educare i propri figli è indubbiamente una scelta molto personale e spesso difficile. In ogni caso, sostituire punizioni e castighi con le spiegazioni delle conseguenze naturali è possibile per ogni tipo di comportamento sbagliato del bambino, dal più semplice (come rompere un oggetto) al più complesso (come picchiare altri bambini).

In fondo a questo articolo troverete qualche esempio. Più difficili da spiegare sono i comportamenti le cui conseguenze non sono immediate: non mangiare la verdura, non lavarsi i denti, guardare troppa televisione, fare i compiti senza studiare prima, e così via.

In questi casi si possono usare le conseguenze logiche, ovvero la catena dello sviluppo delle azioni nel tempo.

Se ad esempio far lavare i denti al bambino è una vera e propria missione impossibile, possiamo portarlo con noi dal dentista e farlo assistere alla seduta.

In questo modo sarà più facile spiegargli le conseguenze del non lavarsi i denti: «Se non te li lavi tutti i giorni, piano piano il cibo che rimane incastrato li farà ammalare, verranno attaccati dalle carie, ti faranno male e sarai costretto ad andare dal dentista che li curerà utilizzando gli strumenti che hai visto oggi nel suo studio».

Allo stesso modo, se il nostro Giulio prende dei brutti voti a scuola, non ha senso vietargli di andare agli allenamenti di calcio, perché in questo modo si allontanerà ancora di più dai suoi genitori.

Sarà invece più opportuno sedersi accanto a lui e aiutarlo nello studio, mostrandogli che in questo modo affronterà le verifiche in classe con maggiore serenità e avrà quindi una maggiore probabilità di prendere bei voti (sufficienti, buoni o eccellenti). Inoltre, risultati soddisfacenti evitano che si inneschi “la catena dei rimproveri”, mai piacevole né per chi la agisce, né tantomeno per chi la subisce.

Quando si parla di bambini, dunque, sostituire castighi e punizioni con il dialogo non significa essere deboli o permissivi; al contrario, significa mostrare, attraverso l’esempio, come rispettare e condividere le regole avendo la giusta considerazione per il bambino che sta crescendo.

Comprendere le conseguenze delle proprie azioni

  1. È il momento di uscire in giardino e il bambino non vuole infilarsi le scarpe. La conseguenza naturale è che non si esce perché correre a piedi nudi sul prato non è sicuro.
  2. Il bambino lascia i suoi giocattoli in giardino nonostante la nostra richiesta di portarli in casa.

    La conseguenza naturale è che il cane li mordicchierà e i giocattoli dovranno essere buttati via.

  3. Se si prendono in giro o si picchiano gli amici, la conseguenza naturale è che nessuno vorrà più giocare con te.

  4. Se un bambino risponde in modo impertinente, oltre a non ridere del fatto, è bene fargli notare che le parole che ha appena detto non sono corrette e possono offendere o far arrabbiare la persona a cui vengono rivolte.

SPECIALE

Capricci

Tutto quello che c'è da sapere per capire e gestire in maniera educativa le reazioni “esplosive” dei bambini

Scarica il PDF

Bibliografia:

  • Fritjof Capra, Il punto di svolta, Feltrinelli, Milano, 2009
  • Maria Montessori, La mente assorbente, Garzanti, 2017

Источник: https://www.uppa.it/educazione/pedagogia/punizioni-dannose-e-non-servono-a-nulla/

Come farsi ubbidire dai figli senza urlare (e perché è meglio)

10 ragioni per non picchiare i figli

Urlare ai figli non serve, anzi può peggiorare i loro comportamenti. Daniele Novara nel suo libro “Urlare non serve” spiega come affrontare in modo efficace i conflitti con i figli e non farsi travolgere da emozioni negative

Urlare (o peggio, ricorrere a punizioni fisiche) non solo non serve a educare un bambino, ma anzi peggiora i comportamenti scorretti dei figli. Lo sostiene Daniele Novara nel suo libro “Urlare non serve a nulla” (Bur).

A dimostrarlo è anche uno studio pubblicato nel maggio 2014 su “Child Development” da due ricercatori americani, Ming Te Wang e Sarah Kenny: le urla anziché migliorare il comportamento dei ragazzi lo peggiorano e inducono stati depressivi e antisociali.

“Il bambino a cui abbiamo urlato, che abbiamo sgridato, strattonato, l'adolescente sminuito, umiliato, acquisisce un senso di sé svalutato. Svilupperà un'autostima molto bassa. Che lo farà stare male e che comprometterà il rapporto che i genitori vorrebbero avere con lui” dice Daniele Novara.

I genitori di oggi non hanno un progetto educativo chiaro, l'accudimento dei figli prevale sulla loro educazione

Ma perché i genitori urlano tanto? Secondo Novara, il problema sta nella mancanza di un progetto educativo chiaro. Il genitore di oggi non è più, per fortuna, quella figura autoritaria del passato, e che si faceva obbedire perché fondava il suo rapporto con i figli sulla paura.

Questo modello è giustamente stato quasi del tutto abbandonato. Il problema è ora capire cosa non funziona nel modello educativo che l'ha sostituito.

Madri e padri sono diventati più morbidi e teneri, non fanno mancare nulla ai loro figli. Fin qui niente di male.

Ma la loro accondiscendenza verso il figlio, la disponibilità al limite del servizievole, si trasforma in pretesa: “Faccio così tanto per il mio bambino, perché lui non lo capisce?”.

E quando i figli non si conformano a queste aspettative, il genitore troppo morbido ed emotivo, a volte non ce la fa più, si sente frustrato e finisce per perdere il controllo: la rabbia monta e si reagisce urlando o peggio ricorrendo alle mani.

Alla base di questo comportamento sbagliato c'è un eccesso di accudimento, un eccesso di protezione, di coinvolgimento che viene fatto erroneamente coincidere con l'educazione dei figli, ma che in realtà manda in confusione i bambini che non capiscono più i ruoli reciproci. Inoltre crea nei genitori, troppo emotivi e coinvolti, sentimenti di rancore quando i figli si ostinano a disobbedire.

Per educare servono regole chiare e precise

Occorre invece pensare a un modello di educazione dove l'aspetto organizzativo prevalga su quello emotivo, che costruisca una prospettiva efficace e precisa per mantenersi alla giusta distanza dai propri figli, offrire loro la sicurezza di cui hanno bisogno ma garantire allo stesso tempo tutta l'autonomia possibile” dice Novara.

L'educazione è un fatto organizzativo. Non si può lasciare l'educazione al caso. I genitori che non stabiliscono regole chiare sono in balia dello spontaneismo.

Quindi innanzitutto servono regole. E non comandi, precisa l'autore. Il comando è: “Stai seduto!”, mentre la regola educativa è: “A tavola si mangia seduti” . “La regola deve essere qualcosa di impersonale e oggettivo. Occorre evitare i comandi e stabilire regole oggettive:

  • come si mangia a tavola;
  • l'orario in cui si va a dormire;
  • il tempo per fare i compiti;
  • l'ora di rientro alla sera.

Come devono essere le regole per funzionare

“Stabilire regole significa prendere decisioni organizzative che non hanno a che fare con questioni esistenziali, sono procedure stabilite in famiglia per vivere meglio”.

Ecco le 5 caratteristiche delle regole educative

  1. La coesione: le regole vanno stabilite da entrambi i genitori. Quando questo non avviene si crea confusione nei figli, inoltre se una regola non è sostenuta da entrambi i genitori non risulterà efficace a lungo.
  2.  La chiarezza: una regola deve essere chiara e semplice, ben comprensibile al bambino e impersonale. Ad es è corretto dire: “E' l'ora di andare a dormire” e non: “Sbrigati, vai a dormire”.

    Oppure a tavola è chiaro dire: “A tavola si sta seduti e si resta a tavola finché tutti hanno finito!” piuttosto che: “Stai fermo e seduto! Giocare con il cibo è da maleducati!”.

  3. La regola deve essere realistica e adeguata. Cioè il bambino deve essere in grado di attuarla e deve essere adeguata all'età.

    Ad esempio non è realistico aspettarsi che un bambino di 5 anni possa passare più di un tot di tempo seduto fermo in un ristorante.

  4.  La sostenibilità: ovvero evitare prescrizioni impossibili come: “Vai pure a giocare ma non sporcarti”, “Corri ma non sudare”…

    Le regole insostenibili sono deleterie perché creano sfiducia nel sistema organizzativo stesso.

  5. La ragionevolezza: cioè dietro ogni regola ci deve essere una motivazione educativa e pedagogica. A ogni regola bisogna chiedersi se è utile nella crescita del proprio bambino.

Che cosa bisogna fare se un bambino non rispetta una regola?

Il genitore di oggi morbido e non autoritario va in crisi davanti a un bambino che non fa quello che deve. Non sa come agire, vorrebbe convincere il piccolo senza obbligarlo ma poi alla fine urla e si arrabbia.

Una strada alternativa alle punizioni improvvisate è quella della sanzione educativa.

E' una sanzione che parte dal presupposto che il bambino non abbia capito, ha bisogno cioè di imparare meglio quello che non gli è chiaro. Il genitore deve offrire al figlio suggerimenti, nella forma del colloquio, su come superare un problema.

Ad esempio, se un bimbo di 6 anni alla mattina non si vuole vestire e continua a giocare, la mamma anziché urlare e vestirlo di forza strattonandolo, deve chiedersi: “Avrà capito il problema?”, “Come posso aiutarlo?”. In questo caso si può provare a risolvere il problema preparando i vestiti alla sera e lasciandoli sulla sedia, in modo da permettere al bambino di essere autonomo e vestirsi da solo.

Il ruolo del padre: educare il figlio al rischio e al coraggio

Secondo Novara, un ruolo fondamentale nell'educazione e nella crescita sana dei figli è il ruolo del padre che oggi si è sostanzialmente eclissato.

“I padri oggi faticano a trovare un nuovo posizionamento che rifiuti l'impostazione del padre padrone ma che al tempo stesso non si appiattisca sul ruolo materno”.

Spesso i nuovi padri sono “papà peluche”, emotivi, troppo attenti a cogliere le espressioni di bisogno del figlio. In un certo senso fanno concorrenza alle madri.

Ma i bambini non hanno bisogno di due figure materne, intese come figure protettive. Se il ruolo della madre è quello dell'accudimento, il ruolo del padre deve essere quello di spingere i figli fuori dal guscio, deve educare al coraggio di correre dei rischi, ad affrontare difficoltà e pericoli.

Il paterno deve trasmettere il messaggio che il bambino, la bambina ce la faranno.

“Il padre che consente al figlio di fare da solo mette le basi perché il figlio, una volta cresciuto, se la sappia cavare nella vita”.

Leggi anche: Montessori, 10 principi per educare i bambini alla libertà

Un'idea per gestire le emozioni: il cestino della rabbia

Per gestire l'emotività infantile e consentire ai genitori di affrontare meglio i conflitti con i propri figli, Novara suggerisce di costruire il cestino della rabbia. Basta uno scatolone o un cilindro di latta da far personalizzare al piccolo.

Ogni volta che il bambino avrà un momento di rabbia potrà fare un disegno o anche solo appallottolare un foglio e gettarlo nel cestino. Col tempo il cestino diventerà un rituale, utile per controllare le emozioni negativa dei piccoli.

Leggi anche: 10 modi pratici per educare i bambini all'autonomia

Источник: https://www.nostrofiglio.it/bambino/come-farsi-ubbidire-dai-figli-senza-urlare-e-perche-e-meglio

Che cosa rispondere a chi ritiene necessario picchiare i bambini?

10 ragioni per non picchiare i figli

Che cosa rispondere a chi ritiene necessario picchiare i bambini? Come giustificare il fatto che non ritenete giuste le punizioni corporali? Spesso, le conversazioni sono l’occasione per condividere idee sui metodi educativi da adottare con i bambini.

Di fronte a quei genitori o parenti che pensano che picchiare i bambini sia la scelta educativa migliore, dobbiamo saper dire per quale motivo non siamo d’accordo con loro.

La verità è che, se scegliamo la violenza, siamo sempre sulla strada sbagliata.

Un grande insegnamento che potete impartire ai vostri figli è che i comportamenti violenti non vanno mai giustificati, in nessuna circostanza.

Autocontrollo e solide argomentazioni sono i mezzi più efficaci per evitare il conflitto e fornire una soluzione reale ai problemi. Per mettere alla prova noi stessi, non c’è bisogno di maltrattare l’altra persona, specialmente quando si tratta di bambini.

Fermatevi a pensarci per un momento. Siete migliori se picchiate qualcuno? La risposta è NO. Né lo sarete MAI. Chi sostiene il contrario non fa che dimostrare una vulnerabilità e un’insicurezza così grandi al punto da dover ricorrere alla forza bruta, una risorsa primitiva e niente affatto intelligente.

Vi sarà capitato spesso di sentire un altro genitore parlare di quanto sia “efficace” dare una sculacciata o un pizzicotto ai figli.

Per quanto possa sembrare sconvolgente, molte volte, confrontandoci con altri genitori, possiamo finire per imitare la loro violenza e farla nascere nella nostra stessa casa, credendo così di ottenere più rispetto e imporre una disciplina maggiore ai nostri figli.

È chiaro che il modo di guarire la società dalla violenza e dalla mancanza di amore consiste nel sostituire la piramide del dominio con il cerchio del’uguaglianza e del rispetto.

-Manitonquat-

Quelle che seguono sono alcune importanti ragioni alle quali potete ricorrere, se non siete d’accordo con l’impiego delle punizioni corporali.

Conseguenze delle punizioni corporali sui bambini

  • Carenze nello sviluppo emotivo. Un bambino che subisce dure punizioni corporali ed emotive sviluppa una bassa autostima, mancanza di attenzione, difficoltà nelle relazioni sociali, ansia e depressione. Picchiare i bambini ha delle conseguenze a lungo termine sulla loro salute psicologica.
  • Approvazione dell’abuso fisico come modello di interazione. I comportamenti violenti tendono a ripetersi. Questo è il motivo per cui un bambino che è stato maltrattato fisicamente ha maggiori possibilità di commettere a sua volta abusi contro altre persone. Picchiare i bambini crea adulti violenti.
  • Aumento dei livelli di irritabilità e aggressività. I bambini non sono abbastanza grandi per poter distinguere qual è la differenza tra il comportamento inaccettabile che il genitore cerca di reprimere e il mezzo violento con il quale lo fa. A breve termine, questa contraddizione si trasforma in un detonatore per l’aggressività.
  • Le punizioni corporali danneggiano lo sviluppo dell’etica e dei valori. Quando un genitore esige dai suoi figli che questi si comportino adeguatamente, che obbediscano e interagiscano in maniera sana, e, allo stesso tempo, li punisce fisicamente, sta provocando nel bambino un conflitto interno.

Da una parte, il suo comportamento viene giudicato inaccettabile, mentre, dall’altra, il castigo a cui si ricorre è ancora meno accettabile.

Che cosa rispondere a chi ritiene necessario picchiare i bambini

  • Colpire vostro figlio non è un comportamento che genera un buon esempio. Quando vi colpiscono, imparate a colpire, soprattutto se siete piccolo e non conoscete ancora molte norme sociali che bisogna rispettare.
  • I bambini tendono a imitare i comportamenti delle persone che amano e rispettano. Imparano che ciò che fate voi è la cosa giusta. È probabile che i comportamenti che adottate siano gli stessi che terranno nei confronti di altri bambini e, in futuro, con altre persone, compresi i loro figli.
  • Le percosse non correggono un comportamento inadeguato. In moltissimi casi, in presenza di maltrattamenti, gli atteggiamenti disapprovati da un genitore diventano ricorrenti.

    Un bambino che riceve un feedback fisico negativo sente dolore dentro di sé, e lo riflette comportandosi in una maniera ancora più riprovevole.

  • L’interazione fisica violenta promuove l’ira sia nei bambini che nei genitori.

    Anche se, in apparenza, dopo una punizione corporale i bambini si comportano nella maniera sperata, le emozioni negative dentro di loro si trasformano in una bomba a orologeria. È possibile che, in un accesso d’ira, il genitore esageri la forza fisica che rivolge contro il figlio, cosa che rimarrà impressa nella sua memoria emotiva.

In sintesi

  1. Le punizione corporali tolgono valore al bambino. L’immagine di sé costruita da un bambino si forma a partire dal modo in cui sente di essere percepito dagli altri. Per quanto vi sforziate di far sentire a vostro figlio che lo amate, se lo colpite gli invierete un messaggio confuso.

    I ceffoni, gli strattoni e i pizzicotti fanno sentire i bambini deboli, indifesi e vulnerabili di fronte a chiunque.

  2. Le punizioni corporali tolgono valore al genitore. Il castigo fisico deteriora il rapporto del genitore con i figli.

    Frappone una grande distanza tra loro, perché crea barriere emotive molto solide e, nel momento di comunicare, forti tensioni.

  • Escrivá, M. V. M., García, P. S., Porcar, A. M. T., & Díez, I. (2001). Estilos de crianza y desarrollo prosocial de los hijos.

    Revista de psicología general y aplicada: Revista de la Federación Española de Asociaciones de Psicología, 54(4), 691-703. https://dialnet.unirioja.es/descarga/articulo/2364995.pdf

  • Rangel, J. V. (2003). Estilos de crianza, estilos educativos y socialización:¿ Fuentes de bienestar psicológico?.

    Acción pedagógica, 12(1), 48-55. https://dialnet.unirioja.es/servlet/articulo?codigo=2972859

  • Jorge, E., & González, M. C. (2017). Estilos de crianza parental: una revisión teórica. Informes Psicológicos, 17(2), 39-66. https://dialnet.unirioja.

    es/servlet/articulo?codigo=7044268

  • Mestre, M. V., Tur, A. M., Samper, P., Nácher, M. J., & Cortés, M. T. (2007). Estilos de crianza en la adolescencia y su relación con el comportamiento prosocial. Revista latinoamericana de psicología, 39(2), 211-225. https://www.redalyc.org/pdf/805/80539201.

    pdf

  • Rojas, M. (2015). Felicidad y estilos de crianza parental. Documento de Trabajo). México: Centro de Estudios Espinosa Yglesias. https://ceey.org.mx/wp-content/uploads/2018/06/16-Rojas-2015.pdf

Источник: https://siamomamme.it/educazione/che-cosa-rispondere-picchiare-i-bambini/

Gravidanza
Lascia un commento

;-) :| :x :twisted: :smile: :shock: :sad: :roll: :razz: :oops: :o :mrgreen: :lol: :idea: :grin: :evil: :cry: :cool: :arrow: :???: :?: :!: