1 genitore su 2 farebbe lavorare il proprio figlio

Aggiungere la supervisione a un Account Google esistente

1 genitore su 2 farebbe lavorare il proprio figlio

Puoi aggiungere la supervisione all'Account Google esistente di tuo figlio e gestire il Controllo genitori con Family Link.

Se tuo figlio ha un'età inferiore a 13 anni (o all'età minima richiesta nel tuo paese) e non ha ancora un Account Google, puoi crearne uno e gestirlo con Family Link.

Se aggiungi la supervisione dei genitori all'Account Google esistente di tuo figlio, che ha l'età minima richiesta nel tuo paese, la supervisione potrà essere interrotta in qualsiasi momento sia da te sia da tuo figlio. Se tuo figlio interrompe la supervisione, riceverai una notifica e i suoi dispositivi supervisionati verranno temporaneamente bloccati.

Requisiti

Per aggiungere la supervisione all'Account Google esistente di tuo figlio, devi:

  • Avere un tuo Account Google. Se non ce l'hai, puoi crearlo gratuitamente.
  • Avere almeno 18 anni (o l'età prevista nel tuo paese).
  • Consigliato: un dispositivo Android (versione 5 e successive), un iPhone o iPad (iOS 9 e versioni successive) o un Chromebook (M69 e versioni successive) su cui scaricare l'app Family Link.

Per consentire la supervisione del proprio Account Google esistente da parte di un genitore, tuo figlio deve:

  • Accettare la supervisione dei genitori.
  • Risiedere nello stesso paese del genitore.

Aggiungere la supervisione

Quando aggiungi la supervisione all'account di tuo figlio, devi avere tuo figlio vicino a te e il suo dispositivo a portata di mano.

Configurare la supervisione dal dispositivo Android di tuo figlio

  1. Sul dispositivo di tuo figlio, apri Impostazioni .
  2. Fai clic su Google Controllo genitori.
  3. Tocca Inizia.
  4. Seleziona Bambino o ragazzo.
  5. Tocca Avanti.
  6. Seleziona l'account di tuo figlio o creane uno nuovo.
  7. Fai clic su AvantiAccedi con il tuo account (genitore).
  8. Segui i passaggi per configurare la supervisione sull'account di tuo figlio.

    Tuo figlio dovrà esprimere il proprio consenso durante la procedura di configurazione.

Configurare la supervisione sul dispositivo Chromebook di tuo figlio

  1. Sul dispositivo Chromebook di tuo figlio, apri Impostazioni .
  2. Accanto a Persone Controllo genitori , fai clic su Configura.
  3. Segui i passaggi per configurare la supervisione sull'account di tuo figlio. Tuo figlio dovrà esprimere il proprio consenso durante la procedura di configurazione.

Configurare la supervisione dal Web o da un dispositivo non Android

Se tuo figlio non ha un dispositivo Android, segui queste istruzioni per configurare la supervisione. Assicurati di utilizzare l'indirizzo email e la password di tuo figlio.

Gestire le impostazioni della supervisione e dei filtri

Puoi gestire le impostazioni del Controllo genitori per i dispositivi supervisionati di tuo figlio con l'app Family Link sul tuo dispositivo (vale a dire, quello del genitore).

Per modificare le impostazioni del Controllo genitori e gestire da remoto i dispositivi supervisionati dei propri figli, i genitori possono installare l'app Family Link per genitori sui propri dispositivi. Per farlo, scarica l'app dal Google Play Store (app per genitori per Android o Chromebook) o dall'App Store (app per genitori per iPhone o iPad).

Gestire l'account, i dispositivi e le app di tuo figlio e altro

Una volta aggiunta la supervisione all'Account Google di tuo figlio, leggi ulteriori informazioni su che cosa puoi gestire.

Interrompere la supervisione

Non puoi interrompere la supervisione prima che tuo figlio abbia raggiunto l'età minima richiesta per gestire il suo Account Google autonomamente.

Interrompere la supervisione dal dispositivo di un genitore

  1. Sul tuo dispositivo di genitore, apri Family Link .
  2. Seleziona il figlio del cui dispositivo vuoi interrompere la supervisione.
  3. Tocca Gestisci impostazioniDati dell'accountInterrompi supervisione.
  4. Conferma che vuoi rimuovere la supervisione.
  5. Tocca Interrompi supervisione e segui le istruzioni sullo schermo.

Interrompere la supervisione dal dispositivo di tuo figlio Importante: è possibile interrompere la supervisione solo su dispositivi con Android 7.0 o versioni successive.

  1. Sul dispositivo di tuo figlio, apri Impostazioni .
    • Su Android 8.1 (O) e versioni successive, tocca Benessere digitale e Controllo genitori.
    • Nelle altre versioni di Android, tocca GoogleControllo genitori.
  2. In alto a destra, tocca Altro Interrompi supervisione.
  3. Accedi o utilizza il codice accesso genitori per dimostrare di essere un genitore.
  4. Per disattivare la supervisione, segui le istruzioni sullo schermo.

Cosa possono fare e vedere i genitori con la supervisione

Se aggiungi la supervisione dei genitori all'Account Google esistente di tuo figlio, puoi utilizzare Family Link per gestire:

Impostazioni e controlli dell'account App sui dispositivi supervisionati Posizione dei dispositivi Android

  • Vedere dove si trova tuo figlio con i propri dispositivi Android

Tempo di utilizzo dei dispositivi supervisionati Filtri di Google Chrome, Ricerca e Google Play

I Servizi Google e l'Account Google di tuo figlio

Se tuo figlio ha un Account Google, può utilizzare diversi servizi Google. Tieni presente che, in genere, questi servizi non sono progettati per i bambini.

Che cosa non possono vedere e fare i genitori

Se tu e tuo figlio scegliete di aggiungere la supervisione al suo Account Google esistente, non potrai utilizzare Family Link per:

  • Visualizzare lo schermo del dispositivo di tuo figlio da remoto
  • Visualizzare le ricerche passate di tuo figlio
  • Visualizzare la cronologia di navigazione di Chrome di tuo figlio
  • Visualizzare o reimpostare la password dell'account di tuo figlio
  • Leggere i messaggi o le email di tuo figlio
  • Ascoltare le chiamate di tuo figlio
  • Eliminare l'account di tuo figlio
  • Scegliere una nuova password per il blocco schermo sul dispositivo di tuo figlio
  • Cancellare dati dal dispositivo di tuo figlio
  • Impedire a tuo figlio di interrompere la supervisione
  • Collegare l'account di tuo figlio a Google Home
    • Suggerimento: gli account standard possono connettersi a Google Home con l'app Google Home sul loro dispositivo.

Importante: tuo figlio potrà interrompere la supervisione solo dopo che avrà raggiunto l'età minima richiesta per gestire il proprio Account Google.

Источник: https://support.google.com/families/answer/9055704?hl=it

Paternità e lavoro: diritti e tutele dei papà

1 genitore su 2 farebbe lavorare il proprio figlio

Emergenza Coronavirus: cosa prevede il Decreto Rilancio per i genitori.

In questo articolo illustriamo quali sono le tutele e i diritti per i papà a lavoro attualmente in vigore.

Come per le mamme lavoratrici, esistono normative che prevedono la paternità (obbligatoria e facoltativa) e diversi tipi di congedo di paternità.

Il coinvolgimento di entrambi i genitori nella crescita dei figli è fondamentale per il benessere dell’intera famiglia e per la creazione di un nucleo che si fondi sulle pari opportunità. 

In attesa che le proposte in discussione parlamentare sulle misure di conciliazione come l’assegno unico, bonus, congedi di paternità vengano approvate nei mesi a venire e diventino attuative:

DIRITTI E TUTELE PER PAPÀ LAVORATORI

Vediamo, dunque, quali sono e come funzionano gli strumenti che la normativa vigente offre ai papà lavoratori: 

  • Congedo di paternità per lavoratore dipendente: in questo caso il congedo di paternità prevede l’astensione dal lavoro per tutta la durata del congedo di maternità (3 mesi dopo il parto o per la parte residua di esso), nei casi in cui: la mamma sia deceduta o gravemente inferma, in caso di abbandono da parte della madre o affidamento esclusivo al padre. Nella scheda di approfondimento la documentazione e le tempistiche per l’attuazione dell’indennità tramite l’INPS.
  • Congedo di paternità per lavoratori iscritti alla Gestione Separata INPS: si prevede che il congedo di paternità è riconosciuto dal momento in cui si verificano quei determinati eventi sopra elencati riguardanti la madre del bambino, a prescindere dal fatto che la stessa sia lavoratrice o non lavoratrice. Nella scheda di approfondimento i requisiti e la % di indennità prevista.
  • Congedo di paternità per lavoratori professionisti: i padri appartenenti a un ordine che comporta l’iscrizione a Casse Previdenziali di categoria hanno il diritto di ricevere l’indennità per il periodo in cui sarebbe spettata alla madre o per la parte residua, in caso di morte o di grave infermità della madre o abbandono o in caso di affidamento esclusivo del bambino al padre. La domanda e le relative certificazioni devono essere presentate dal professionista all’ente o alla Cassa di appartenenza dal momento in cui si verifica l’evento posto a condizione.
  • Congedo di paternità obbligatorio: Della durata di 5 giorni (anche non continuativo entro i 5 mesi successivi alla nascita del figlio) ed un congedo facoltativo della durata di 1 giorno. Nella scheda di approfondimento modalità e tempistiche di richiesta.
  • Congedo parentale: ovvero l’astensione facoltativa per un periodo complessivo tra i due genitori non superiore a 10 mesi, per ogni bambino nei suoi primi 12 anni di vita. Il congedo parentale può essere richiesto dal padre lavoratore per almeno 3 mesi, il limite massimo di astensione sale da 6 a 7 mesi e quello cumulativo a 11.
  • Permessi giornalieri: nell’approfondimento tutte le condizioni per poter richiedere i permessi giornalieri da parte del padre lavoratore.
  • Congedo per malattia del figlio: è previsto un congedo non retribuito per la malattia del figlio. I genitori (alternativamente) hanno diritto di astenersi dal lavoro per l’intera durata della malattia del figlio che non abbia superato i tre anni. Possono astenersi fino a 5 giorni l’anno per la malattia del figlio di età compresa tra 3 e 8 anni, senza doversi sottoporre ai controlli previsti nei casi di malattia del lavoratore. Nella scheda di approfondimento modalità e tempistiche di richiesta.

ESSERE PAPÀ LAVORATORE IN ITALIA

Il congedo di paternità, il congedo familiare, i permessi e gli altri tipi di tutela sono istituti che hanno grande impatto positivo sul benessere delle famiglie. È fondamentale un forte impegno a livello culturale e legislativo per aumentare il coinvolgimento degli uomini nel lavoro di cura e familiare, investendo nel rafforzamento della tutela giuridica dei padri.

Purtroppo però, come emerso dalle testimonianze raccolte tramite i programmi territoriali e sui nostri canali social, i papà, come le mamme, fanno fatica a usufruire dei diritti e delle tutele previsti una volta che si ha un figlio. 

A.L. ci scrive: “comunque con tutta la pace della politica, che senz'altro fa il suo e oltre, c'è anche una questione culturale.

A parte alcuni casi noi mamme siamo sole, dovremmo avere i nostri compagni e mariti, che sono genitori come noi, e che dovrebbero dividere davvero a metà diritti e doveri sui propri figli.

Inoltre se esistesse una paternità riconosciuta come una maternità, la discriminazione fra uomini e donne al lavoro sarebbe minore. In questo caso la normativa prevede alcuni strumenti in supporto ai neogenitori, ma quali sono?”

G. B. scrive: “dare la possibilità ai padri di avere una parental leaving adeguata. I figli non sono solo delle donne”.

PATERNITÀ E LAVORO: SCHEDA DI APPROFONDIMENTO

Nella scheda di approfondimento i diritti e le tutele dei papà lavoratori.

Tutte le schede su genitorialità e lavoro

Gli articoli passati su diritti e tutele dei genitori lavoratori

N.B. Gli articoli sono aggiornati secondo le normative vigenti, le schede si rifanno all’anno 2019. Per qualsiasi informazione aggiuntiva rifarsi al sito dell’INPS.

Contenuti realizzati grazie a contributo reso a titolo gratuito da BonelliErede, nell’ambito di un’iniziativa pro bono per Save the Children Italia.
 

Источник: https://www.savethechildren.it/blog-notizie/paternita-lavoro-diritti-tutele-padri

Giornata Mondiale contro il lavoro minorile

1 genitore su 2 farebbe lavorare il proprio figlio

Nel mondo 152 milioni di minori, 1 su 10, vittime di sfruttamento lavorativo, di cui quasi la metà impiegati in lavori duri e pericolosi

Il 12 giugno riflettori puntati sul lavoro minorile, una piaga sociale che assume proporzioni vastissime, soprattutto in alcune aree del mondo. L'obettivo di questa giornata è richiamare l’attenzione sul fenomeno diffuso a livello mondiale dei bambini vittime del lavoro forzato.

L'Unicef denuncia che in tutto il pianeta quasi 1 bambino su 10 è vittima di lavoro minorile, ed il numero aumenta a circa 1 su 5 in Africa e sottolinea che sottolinea che, nelle sue forme peggiori, il lavoro minorile può tramutarsi in schiavitù, sfruttamento sessuale ed economico, morte.

La Giornata

La Giornata Contro il lavoro minorile venne istituita nel 2002 per volontà dell'Ilo (Organizzazione internazionale del lavoro) ed ha l'obiettivo soprattutto di sensibilizzare l'opinione pubblica su questo tema, spesso dimenticato.

Situazioni estremamente difficili per i bambini e per le femminucce le condizioni di vita sono ancora più difficili perchè oltre lavorare devono spesso occuparsi anche della gestione della casa o della crescita dei fratellini più piccoli.

I dati Save The Children

Sono i 152 milioni di minori tra i 5 e i 17 anni, 1 su 10 al mondo, vittime di sfruttamento lavorativo, di cui quasi la metà – 73 milioni – costretti a svolgere lavori duri e pericolosi, che ne mettono a grave rischio la salute e la sicurezza, con gravi ripercussioni anche dal punto di vista psicologico.

Sessantaquattro milioni di bambine e 88 milioni di bambini che si vedono sottrarre l’infanzia alla quale hanno diritto, allontanati dalla scuola e dallo studio, privati della protezione di cui hanno bisogno e dell’opportunità di costruirsi il futuro che sognano. In più di 7 su 10 vengono impiegati in agricoltura, mentre il restante 29% lavora nel settore dei servizi (17%) o nell’industria, miniere comprese (12%).

Del totale dei minori vittime di sfruttamento lavorativo oggi presenti al mondo 79 milioni hanno tra i 12 e i 17 anni di età, mentre 73 milioni sono molto piccoli, tra i 5 e gli 11 anni, e quindi ancor più vulnerabili ed esposti al rischio di conseguenze sul loro sviluppo psico-fisico.

Quasi la metà del totale (72 milioni) si trova in Africa, con Mali, Nigeria, Guinea Bissau e Ciad che fanno registrare le percentuali più alte di bambini tra i 5 e i 17 anni coinvolti nel lavoro minorile.

In questi Paesi, infatti, lavora più di 1 bambino su 2; quasi 1 su 3 (29%) se si considera l’area dell’Africa subsahariana dove, rispetto al passato, la lotta al lavoro minorile non soltanto non ha fatto registrare alcun miglioramento ma, al contrario, ha visto un incremento del fenomeno.

Lavoro minorile in Italia

Save the Children denuncia che questa piaga non risparmia nemmeno il nostro Paese: negli ultimi due anni sono stati accertati più di 480 casi di illeciti riguardanti l’occupazione irregolare di bambini e adolescenti, sia italiani che stranieri, di cui più di 210 nei servizi di alloggio e ristorazione, 70 nel commercio all’ingrosso o al dettaglio, più di 60 in attività manifatturiere e oltre 40 in agricoltura.

Un numero, tuttavia, senza dubbio sottostimato a causa della mancanza, nel nostro Paese, di una rilevazione sistematica in grado di definire i contorni del fenomeno.

Basti pensare che secondo l’ultima indagine sul lavoro minorile in Italia, diffusa da Save the Children e Associazione Bruno Trentin nel 2013, i minori tra i 7 e i 15 anni coinvolti nel fenomeno erano stimati in 260.

000, più di 1 su 20 tra i bambini e gli adolescenti della loro età.

Qualche passo in avanti è stato fatto

Complessivamente negli ultimi vent’anni sono stati tuttavia compiuti significativi passi avanti per contrastare il fenomeno.

Nel recente “Rapporto sulla condizione dei bambini nel mondo” di Save The Children leggiamo, infatti, che nel 2000 il lavoro minorile coinvolgeva 246 milioni di bambine e bambini, 94 milioni in più rispetto alla situazione attuale.

Progressi che hanno riguardato in particolar modo i minori tra i 12 e i 17 anni, con un tasso calato del 42% rispetto al 2000, mentre si è ridotto in misura minore il numero di minori tra i 5 e gli 11 anni (passati da 110 milioni nel 2000 ai 73 milioni di oggi).

Come intervenire per arginare il fenomeno dell'impiego dei bambini nel lavoro?

Nonostante i progressi significativi compiuti negli ultimi 20 anni, il mondo è ancora lontano dal raggiungere l’obiettivo di sradicare ogni forma di lavoro minorile entro il 2025, come previsto negli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile delle Nazioni Unite, e in base al trend attuale, in quella data, vi saranno ancora 121 milioni di minori vittime di sfruttamento lavorativo.

Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children, dichiara:

Ancora troppi bambini, nel mondo, anziché andare a scuola e vivere a pieno la loro infanzia, oggi sono costretti a lavorare in condizioni difficilissime, sottoposti a sforzi fisici inappropriati per la loro età, a orari massacranti anche di 12-14 ore al giorno e a gravissimi rischi per la loro salute, sia fisica che mentale.

In tanti Paesi al mondo Save the Children lavora ogni giorno per proteggere i minori da tutto questo, collaborando con le istituzioni, gli attori locali e le comunità perché ad ogni bambino venga garantita l’opportunità di studiare e crescere in modo sano e per offrire il supporto necessario anche alle famiglie.

Anche in Italia c’è ancora molto da fare per mettere fine allo sfruttamento lavorativo di cui sono vittime bambini e adolescenti, a partire dalla necessità di istituire una raccolta dati, sistematica e puntuale, che permetta di avere un quadro preciso del fenomeno.

È inoltre fondamentale e urgente che le istituzioni rafforzino l’impegno per contrastare la povertà minorile e la dispersione scolastica, fenomeni entrambi strettamente collegati al lavoro minorile, e da questo punto di vista il livello di dispersione scolastica che dopo molti anni è ritornato a crescere non può che rappresentare un preoccupante campanello d’allarme.

Per approfondire

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Источник: https://www.pianetamamma.it/la-famiglia/il-bimbo-nella-societa/giornata-mondiale-contro-lavoro-minorile.html

10 consigli per crescere bambini felici e sicuri di sé

1 genitore su 2 farebbe lavorare il proprio figlio

Si sa, fare il genitore è un mestiere molto difficile. Una volta ho sentito un pediatra che equiparava il lavoro del genitore a quello di una persona che, avendo solo la patente per auto, si mette alla guida di un aereo… basta una mossa sbagliata per provocare danni incalcolabili!

Ecco 10 suggerimenti utili ai papà e alle mamme desiderosi di conoscere i metodi più efficaci per crescere i propri figli felici e sicuri di sé.

Scattare come una molla ogni volta che tuo figlio inciampa e cade o a ogni colpo di tosse notturno, farsi in quattro per preparargli sempre (e solo) i suoi piatti preferiti; trascorrere pomeriggi interi a tenerlo impegnato con decine di attività in casa per evitare che si annoi, sono tutte attività che da genitore pensi siano la dimostrazione del tuo amore profondo nei confronti di tuo figlio. E invece…

E invece possono trasformarsi in un campo minato in cui sarà sempre più complicato riuscire a muoversi senza rischiare di fare danni. È naturale, da genitore, preoccuparti della salute dei tuoi figli, cercare di evitare loro sofferenze inutili, proteggerli da ogni possibile insidia che la vita può offrire, volere il meglio sempre e comunque.

Ma, allo stesso tempo, sai che vivere un’infanzia troppo protetta – vivere nella cosiddetta campana di vetro – non ha effetti positivi sulla crescita dei bambini. Anzi: li rende più fragili e insicuri, incapaci di affrontare le difficoltà da soli, proprio perché abituati a vivere comodamente sotto “la gonna di mammà”.

Ma, come in tutte le cose, prendere coscienza è già un bel passo avanti verso la soluzione. Guidare i bambini verso l’indipendenza e l’essere responsabili, rispettando le loro inclinazioni naturali non è una missione impossibile: basta seguire le linee direttiveindicate da psicologi e pedagogisti e applicarle con buon senso.

Ecco i suggerimenti da mettere in pratica.

Non essere iperprotettivo

Da una ricerca pubblicata sul Journal of Positive Psychology, esserlo non riduce i pericoli o i problemi che i tuoi figli si troveranno ad affrontare.

Anche perché non è vero che oggi problemi e pericoli si sono decuplicati rispetto al passato: non sono aumentati né diminuiti, sono solo cambiati.

Ad essere diminuito drasticamente è il numero di figli e questo comporta maggiori attenzioni concentrate su un minor numero di bambini, con il rischio concreto di non conceder loro gli spazi giusti per lo sviluppo armonico e armonioso di fisico e psiche.

I tuoi figli devono capire che i pericoli si trovano ovunque nel mondo che li circonda e che possono cadere e farsi male, perché è così che imparano a difendersi e a crescere sani, forti, felici, consapevoli e responsabili.

Metti dei limiti

I confini ci limitano ma servono anche a tenerci al sicuro e, soprattutto, a rendere chiaro e semplice a ciascuno il proprio ruolo nel gioco della vita.

Davanti a pianti, strilla e capricci, il primo pensiero comune a tutti i genitori è di concedere per zittire. E invece, quello che può sembrare un piccolo e innocuo cedimento, insegna ai bambini che possono ottenere ciò che vogliono solo comportandosi in modo aggressivo.

Sapere che i genitori sono disposti a supportare la loro frustrazione e i loro momenti difficili per il bene dei figli, dà sicurezza ai bambini: sapranno che, se e quando dovessero avere bisogno, mamma e papà saranno sempre presenti e pronti a proteggerli e aiutarli. Ma sapranno anche che, prima, devono provare a farcela da soli.

Lascia che faccia esperienza

Nessuno sta dicendo di abbandonare i bambini a se stessi, tra le difficoltà: ma di dar loro gli strumenti per imparare a superare sconfitte e delusioni.

 Infatti, quando un bambino riesce a risolvere un problema da solo, sta alimentando la sua autostima e imparando a destreggiarsi tra le difficoltà. E continuerà a farlo anche da adulto.

Ciò si traduce nell’intervenire come genitore solo quando strettamente necessario per guidare il figlio evitando situazioni di pericolo.

Scrive infatti Maria Montessori nel suo testo alla base della pedagogia moderna: “Il piccolo rivela se stesso solo quando è lasciato libero di esprimersi, non quando viene coartato da qualche schema educativo o da una disciplina puramente esteriore”.

Mandalo all’asilo

Nulla di obbligatorio naturalmente: lo psicologo Antonio Pellai e la pedagogista Roberta Balsemin concordano. Ma considera che i bambini hanno bisogno di sperimentare figure diverse da quelle di mamma e papà. Se hai la fortuna di poter fruire dell’aiuto dei nonni o degli zii, fallo.

È stato più volte dimostrato che mandare i bambini all’asilo a tre anni (o in generale organizzarsi per tornare al lavoro e affidare i figli a nonni o babysitter) non crea mostri.

L’esperienza della scuola materna è positivamente stimolante per tutti i bambini, perché scoprono nuove regole e nuovi stili educativi, migliorano le capacità sociali e imparano a vivere e difendersi in gruppo. 

Responsabilizzalo

Il consiglio è della studiosa Jacqueline Bickel, coautrice del libro “Come educare i figli presto e bene”. Un bambino autonomo sarà un adulto felice.

E sono tante le attività che possono aiutare tuo figlio ad acquisire autonomia: mangiare da solo, rastrellare il giardino, portare fuori la spazzatura, rifarsi il letto prima di andare a scuola, prepararsi la cartella da solo sono alcune occasioni in cui i bambini si mettono alla prova, con se stessi e al cospetto dei genitori.

Se poi la responsabilità si traduce nel portare a spasso il cucciolo di casa, tuo figlio imparerà anche ad essere empatico ed altruista: doti che si imparano sul campo e a diretto contatto con chi ha davvero “bisogno di te”.

Unico accorgimento: le responsabilità devono essere proporzionate all’età. Lasciati guidare dal buon senso e sarai certo di fare la scelta giusta per tutti.

Lascia che si annoi

Riempire le giornate di tuo figlio e non lasciargli spazi di solitudine, limita lo sviluppo delle sue capacità creative, non impara a giocare da solo e a ricreare il suo mondo con nuove regole e nuovi personaggi. Lo sostiene da anni Raffaele Morelli, voce e volto noto ai più per i suoi programmi radiofonici, la presenza sul grande schermo e anche per la direzione digitale di riza.it.

La vita non può essere sempre e solo azione.

Come tu senti, fisicamente e mentalmente, il bisogno di staccare la spina e rilassarti ascoltando buona musica o guardando un film o anche sorseggiando un bicchiere di vino mentre ammiri la natura che ti circonda, così tuo figlio ha bisogno dei suoi “momenti di noia” da passare sdraiato sul suo letto o sul divano a guardarsi le dita dei piedini.

Riuscire a sopravvivere a un intero pomeriggio in casa senza proposte tecnologiche o da parte dei genitori, spinge i bambini a essere autosufficienti, a trovare il modo di riempire il loro tempo ed essere orgogliosi e soddisfatti delle scelte fatte senza l’interferenza di nessuno: “da soli”.

Trascorri con lui il tuo tempo migliore

Trascorrere tempo di qualità con tuo figlio è fondamentale per la sua crescita e lo sviluppo della sua personalità. È frustrante passare molto tempo insieme ad una persona che non ti ascolta o che non risponde alle tue domande o che si limita ad un sorriso forzato accompagnato ad un “bravo” alle tue richieste di pareri.

Se sei stanco, se stai poco bene, se hai poca voglia di stare con tuo figlio per un motivo qualsiasi, non sentirti in obbligo, né in colpa: tuo figlio capirà.

E puoi starne certo perché a lui non interessa avere un pupazzo seduto sul divano che fa finta di giocare: lui vuole un rapporto vero e interattivo, con una persona che lo ascolta, che risponde alle sue domande e pronto a trasformarsi in qualunque cosa richiedano le regole del gioco.

Aiutalo a trovare prospettive

Verrà il giorno in cui tuo figlio ti dirà che vuole lasciare la squadra di calcetto o che non vuole più andare al catechismo o che ha scoperto che non gli piace più il canto ma adora la pallavolo.

E tu cosa farai? Potrai “obbligarlo” a tener fede all’impegno preso (facendo leva sui suoi sensi di colpa nel caso in cui tu abbia già affrontato una spesa non indifferente) oppure puoi aiutarlo a non mollare alla prima difficoltà, a riflettere sulle motivazioni alla base della sua decisione, a parlarne con i compagni per capire anche le loro reazioni.

Guardare le cose da nuove prospettive, oltre a portare ad un arricchimento emozionale personale, aiuta anche ad adattarsi e trovare il modo migliore di agire davanti a vari tipi di difficoltà.

Scusati e ringrazia

Nulla ci è dovuto. Ed è bene che anche tuo figlio lo impari in fretta, per evitare che la sua personalità prenda una brutta piega. Ricordati che impariamo per imitazione e non per concetti.

Se vuoi insegnare a tuo figlio a perdonare, a essere gentile e altruista, a manifestare la propria gratitudine, tu per primo devi agire di conseguenza.

Le paroline magiche in grado di aprire tutte le porte del mondo sono sempre le solite: “scusa”, “per favore” e “grazie”. Usale con tuo figlio. 

Scusati con lui ogni volta che sbagli. Sei un genitore, non un dio sceso in terra: puoi sbagliare anche tu e riconoscerlo può solo fare del bene sia a te che a tuo figlio.
Le cose non si pretendono, ma si chiedono con gentilezza: è una questione di rispetto, tolleranza e umanità.

E quanto sarebbe più bello il mondo se tutti ne prendessimo coscienza. Ringraziare è salutare, per chi dona e per chi riceve. Ci fa sentire apprezzati e, di conseguenza, ci fa apprezzare maggiormente anche chi e cosa ci circonda. Ringraziare non è un atto di debolezza. Ed è anche uno dei pilastri alla base della buona educazione.

Источник: https://www.metlife.it/blog/famiglia/2016/consigli-per-crescere-figli-felici/

Gravidanza
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